Decreto dignità: cosa cambia per le scommesse

Il 2 luglio di quest’anno il Consiglio dei Ministri ha varato il “Decreto Legge Dignità” che, nel mondo dello sport porterà delle importanti novità, in quanto viene vietata in forma diretta ed indiretta la pubblicizzazione di ogni forma di scommessa. Cosa cambia questo nel mondo delle scommesse?

Decreto dignità: cosa cambia per le scommesse

Il divieto di pubblicizzare le scommesse, riguarda qualsiasi evento legato a giochi ove si possa scommettere, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o alla radio, la stampa sia quotidiana che periodica, tutte le pubblicazioni in genere e per finire anche qualsiasi genere di affissione o messaggio su internet.

Qualora tale regola non venisse rispettata, si incorrerà in pesanti sanzioni. Si parla del 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità, o altrimenti un importo minimo di 50.000 euro. Gli incassi che provengono dalle multe, verranno destinati al fondo per il contrasto della ludopatia. Restano inoltre le sanzioni da 100.000 a 500.000 euro per chi violasse questo divieto durante spettacoli che siano destinati a soggetti minorenni.

Cosa cambia in termini economici? Il problema riguarda esclusivamente il flusso monetario che c’è intorno al mondo delle scommesse. Infatti, da una stima di Agipronews, si evince che sono circa 200 i milioni investiti dal settore giochi ogni anno, dei quali almeno il 70 percento è indirizzato verso il mondo dello sport, questo sia come pubblicità che come effettiva sponsorizzazione. Di questi 200 milioni, 80 confluiscono nelle tv, i restanti 120 milioni si dividono in sponsorizzazioni, internet e radio.

In merito a questo decreto la Lega Serie A ha rilasciato un comunicato, nel quale specifica che “Impedire alle aziende di questo settore di investire in promozione nel nostro Paese porterebbe svantaggi concorrenziali ai club italiani, dirottando all’estero i budget pubblicitari destinati alle nostre squadre”. Inoltre, sempre la stessa Lega di Serie A, dice che il problema della ludopatia andrebbe affrontato con la giusta prevenzione e programmi di sostegno dedicati. Ciò perché ritengono questa misura inutile a risolvere il problema del gioco d’azzardo, ma che porterà invece danni economici alle società di calcio.